Il meccanismo: un corpo sempre in allerta
Il nostro organismo ha un sistema di difesa antichissimo, la risposta di “lotta o fuggi”. Nella persona costantemente sotto stress o in stato d’ansia, questo sistema resta sempre più o meno attivo: il sistema neurovegetativo immette in circolo ormoni e neurotrasmettitori che producono una ipereccitabilità neuromuscolare.
Il risultato è un aumento del tono muscolare che il paziente non riesce a percepire, ma che nel tempo manifesta i suoi effetti: alterata circolazione e ossigenazione dei muscoli, microfibrosi, dolore. Il serramento e il digrignamento — le due facce del bruxismo — sono l’espressione più visibile di questo stato — e la bocca ne è la principale valvola di scarico.
I segni da riconoscere
- Denti usurati, scheggiati o sensibili
- Muscoli facciali affaticati o indolenziti al mattino
- Mal di testa al risveglio, tensione alle tempie
- Click o fastidio all’articolazione della mandibola
- Tensioni a collo e spalle che si accentuano nei periodi di stress
Perché il bite, da solo, spesso non basta
Il bite protegge i denti dall’usura, ma non spegne il comportamento che genera il serramento. Per questo il nostro approccio è comportamentale e neuromuscolare: rieducazione cognitiva con biofeedback dinamico per riportare il tono muscolare nei limiti fisiologici, lavoro sulle abitudini, e — quando serve — bite costruiti su valutazioni individuali, mai standardizzati. Se il quadro coinvolge l’articolazione, la valutazione si integra con quella della disfunzione ATM.
Serri i denti senza accorgertene?
Una valutazione obiettiva può dirtelo — e dirti cosa fare.