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Bruxismo (digrignamento dei denti): cause, conseguenze e trattamento.

Serri o digrigni i denti — di notte, o anche di giorno — e spesso non lo sai, finché qualcuno non ti mette di fronte ai segni: denti usurati, muscoli del viso affaticati al mattino, mal di testa al risveglio.

Il meccanismo: un corpo sempre in allerta

Il nostro organismo ha un sistema di difesa antichissimo, la risposta di “lotta o fuggi”. Nella persona costantemente sotto stress o in stato d’ansia, questo sistema resta sempre più o meno attivo: il sistema neurovegetativo immette in circolo ormoni e neurotrasmettitori che producono una ipereccitabilità neuromuscolare.

Il risultato è un aumento del tono muscolare che il paziente non riesce a percepire, ma che nel tempo manifesta i suoi effetti: alterata circolazione e ossigenazione dei muscoli, microfibrosi, dolore. Il serramento e il digrignamento — le due facce del bruxismo — sono l’espressione più visibile di questo stato — e la bocca ne è la principale valvola di scarico.

5 segni da riconoscere

  • Denti usurati, scheggiati o sensibili
  • Muscoli facciali affaticati o indolenziti al mattino
  • Mal di testa al risveglio, tensione alle tempie
  • Click o fastidio all’articolazione della mandibola
  • Tensioni a collo e spalle che si accentuano nei periodi di stress

Perché il bite, da solo, spesso non basta

Il bite protegge i denti dall’usura, ma non spegne il comportamento che genera il serramento. Per questo il nostro approccio è comportamentale e neuromuscolare: rieducazione cognitiva con biofeedback dinamico per riportare il tono muscolare nei limiti fisiologici, lavoro sulle abitudini, e — quando serve — bite costruiti su valutazioni individuali, mai standardizzati. Se il quadro coinvolge l’articolazione, la valutazione si integra con quella della disfunzione ATM.

Bruxismo: che cos’è

Il bruxismo è l’attività non funzionale dei muscoli della masticazione: digrignare i denti facendoli scivolare uno sull’altro, oppure stringerli senza muoverli. Può avvenire di notte, e in quel caso la persona non se ne accorge, oppure di giorno, spesso nei momenti di concentrazione o tensione.

Viene quasi sempre presentato come un problema psicologico da gestire con il rilassamento, e quasi sempre trattato con un bite comprato o costruito senza una diagnosi che lo preceda. Sono due scorciatoie, e spiegano perché tante persone convivono con questo disturbo per anni senza risolverlo.

Non è “solo stress”: perché il tuo dolore è reale

Chi arriva in studio ha spesso alle spalle un percorso fatto di risposte generiche: è nervoso, è un periodo, deve stare più tranquillo. Il risultato è che al dolore si aggiunge la sensazione di non essere creduti.

Il tuo dolore non è un’invenzione: nasce da un profondo e documentabile squilibrio tra i denti, i muscoli e il sistema nervoso. Se i denti non si incastrano più in modo stabile, i muscoli lavorano fuori posizione, si affaticano, si infiammano e chiedono aiuto al collo e alle spalle.

I denti non servono solo a masticare

Se ti chiedessimo a cosa servono i denti, risponderesti subito: a masticare il cibo. È vero, ma solo in minima parte. Se sommi tutti i minuti in cui i denti superiori e inferiori si toccano davvero per sminuzzare il cibo durante l’intera giornata, arrivi a malapena a 15-20 minuti totali.

La natura non avrebbe mai costruito muscoli così potenti e un’articolazione così complessa per usarli un quarto d’ora al giorno. I denti sono, in realtà, degli interruttori collegati al cervello, e hanno bisogno di toccarsi in modo stabile 24 ore su 24.

3 motivi per cui i denti devono toccarsi

  • Per inghiottire. Deglutiamo fino a 2.000 volte al giorno, anche mentre dormiamo. Per farlo in sicurezza la mandibola deve chiudersi e trovare un appoggio solido sui denti: senza quell’ancoraggio, i muscoli sotto al mento non hanno un punto fisso su cui fare forza.
  • Per darti forza e stabilità. Quando sollevi un peso, fai uno scatto o sei molto concentrato, stringi i denti. Quel gesto irrigidisce il cranio, stabilizza il collo e permette a tutto il corpo di esprimere la massima forza.
  • Per scaricare lo stress. I muscoli della bocca sono collegati a un nervo di grandi dimensioni, il trigemino, che arriva dritto ai centri di comando del cervello. Un appoggio stabile fra i denti manda segnali di calma, regola l’attenzione e scarica la tensione nervosa.

Se per usura, denti persi o vecchie otturazioni sbagliate i denti non si incastrano più bene, questo interruttore va in tilt. E il corpo, che non può rinunciare a quelle tre funzioni, cerca di ottenerle comunque: stringendo di più.

Sintomi del bruxismo: cosa senti e cosa vede il dentista

Chi bruxa, in realtà, raramente arriva in studio riferendo un sintomo. Quello che porta è l’usura: si accorge che i denti si stanno consumando. Il bruxismo può essere correlato ad altri disturbi, come cefalea, mal di testa e dolore al collo, ma nella grande maggioranza dei casi il segno con cui si presenta è uno solo: denti usurati.

Quello che riferisce il paziente, quindi, è quasi sempre l’usura, e a volte quei disturbi che di rado collega ai denti. È da lì che parte la valutazione.

Conseguenze del bruxismo: denti consumati, cervicale e mal di testa

Immagina la tua bocca come una casa. I denti posteriori, molari e premolari, sono le fondamenta: sostengono il peso di tutto il sistema masticatorio.

Cosa succede se queste fondamenta si consumano a causa del digrignamento, o se perdi dei denti e non li rimpiazzi? Il pavimento della casa sprofonda. Per i muscoli è un dramma: costretti a chiudersi più del dovuto, lavorano in una posizione innaturale, fanno una fatica tremenda, si infiammano e vanno in spasmo.

C’è di peggio. Per tenere in equilibrio la testa nonostante questo crollo, il corpo è costretto a chiedere aiuto altrove, rubando energia e stabilità ai muscoli del collo e delle spalle. Ecco perché il mal di cervicale, il dolore alle spalle e la cefalea al mattino molto spesso nascono da una bocca che ha perso la sua altezza. Ne parliamo in modo più esteso nella pagina sui denti consumati dal bruxismo.

Il bruxismo nei bambini è un capitolo a parte: nella grande maggioranza dei casi è un modo di scaricare tensione e non va curato, a meno che a monte non ci sia una malocclusione o la respirazione orale. Ne parliamo nell’articolo dedicato al bruxismo nei bambini.

Come si misura davvero: elettromiografia e pupillometria

In questo studio non tiriamo a indovinare. Per capire dove nasce il problema e quanto stanno faticando i muscoli usiamo una tecnologia medica avanzata e indolore.

L’elettromiografia di superficie, che potremmo chiamare l’elettrocardiogramma dei muscoli. Appoggiamo dei piccoli sensori sul viso, e su uno schermo che guardi insieme a noi compare quanto sono stanchi, asimmetrici o contratti i tuoi muscoli, anche quando pensi di essere rilassato. Non è una novità recente: il Dr. Dus lavora con questa metodica dai primi anni Novanta, quando insieme al Dr. Robert Grove ha sviluppato gli algoritmi di analisi delle frequenze muscolari che oggi permettono di leggere non solo quanta forza fa un muscolo, ma con quanta efficienza la fa.

La pupillometria. Poiché il nervo dei denti è collegato al sistema nervoso centrale, osservando le micro-reazioni degli occhi con uno strumento dedicato riusciamo a capire in tempo reale se il tuo corpo è in uno stato di allarme o se sta finalmente trovando la calma.

Scudo protettivo o ricostruttore: quale dispositivo per il bruxismo

Prima di tutto, dimentica la parola “bite”, che fa pensare a un pezzetto di plastica standard comprato in farmacia. In base a cosa emerge dagli esami, costruiamo su misura uno di questi due dispositivi medici.

Lo scudo protettivo, sull’arcata superiore. Se il problema principale è il digrignamento o il serramento, serve un dispositivo poco visibile da mettere sui denti di sopra, assolutamente liscio e rigido. Funziona come una pista di pattinaggio: permette alla mandibola di scivolare liberamente senza mai incastrarsi, blocca l’usura dei denti e salva l’articolazione dai traumi. Ne parliamo in dettaglio nella pagina sulla placca di Michigan e il bite gnatologico.

Attenzione ai bite morbidi e gommosi: sono dannosi. Il cervello penserebbe di avere in bocca un chewing-gum e ti spingerebbe a stringere con una forza devastante. Abbiamo dedicato una pagina intera al perché i bite da farmacia possono peggiorare le cose.

Il ricostruttore, o overlay, sull’arcata inferiore. Se la bocca ha perso la sua altezza e i muscoli sono collassati, serve una vera e propria dentatura removibile, la più estetica possibile, da mettere sui denti di sotto. Questo dispositivo non si limita a proteggere: ricostruisce. Rialza la masticazione, ridà il giusto spazio all’articolazione e rimette i muscoli nella loro posizione di massima forza e minor fatica. Funziona come una fisioterapia.

Perché non limiamo i denti

Potresti avere la sensazione continua che i denti tocchino male, e arrivare a chiedere al dentista di limare un po’ quel dente che senti troppo alto. In questa clinica ci rifiutiamo categoricamente di limare i denti naturali per assecondare questa sensazione.

Il motivo è che quando i muscoli della bocca e del collo sono stanchi e super-contratti tirano la mandibola fuori asse. Senti un contatto fastidioso non perché il dente abbia cambiato forma, ma perché il muscolo in spasmo sta spingendo la mandibola nel posto sbagliato. Se limassimo il dente oggi per darti un sollievo illusorio, domani il muscolo stanco cambierebbe ancora posizione e avresti un nuovo problema su un altro dente. È un ciclo infinito che rovinerebbe la bocca per sempre. Abbiamo scritto una pagina apposta per chi si riconosce in questo: “non so più come chiudere i denti”.

Il percorso: cosa aspettarsi

Se porterai il ricostruttore inferiore, servirà costanza. Le prime settimane saranno strane, un po’ come quando metti un plantare ortopedico nuovo: il corpo deve abituarsi a una postura corretta che non conosce. Ti chiederemo di portarlo 24 ore su 24, anche per mangiare.

Verrai spesso in studio, e saremo noi a ritoccare il dispositivo man mano che i muscoli, finalmente liberi dalla tensione, si rilasseranno e cambieranno posizione, svelando la tua vera masticazione. Il traguardo arriva quando starai bene e il sistema nervoso sarà riequilibrato: a quel punto decideremo insieme se mantenere la situazione così oppure trasformare quell’apparecchio removibile nel tuo nuovo sorriso definitivo.

Se ti riconosci in quello che hai letto, prenota una prima visita: si parte dalla diagnosi, non dal dispositivo.

Domande frequenti sul bruxismo

Il bruxismo può dare mal di testa e dolore al collo?

Può essere correlato a cefalea, mal di testa e dolore al collo. Ma nella grande maggioranza dei casi il segno con cui si presenta è l’usura dei denti, ed è da lì che parte la valutazione.

Serri i denti senza accorgertene?

Una valutazione obiettiva può dirtelo — e dirti cosa fare.