Come agisce: la luce che ricarica le cellule
La fotobiomodulazione è, in sostanza, energia che ricarica le cellule come fossero batterie. La luce viene in primo luogo assorbita dall’acqua il cui legame idrogeno H–O ha un legame di risonanza proprio con le frequenze che vanno dai 400 ai 1400 nanometri, rosso infrarosso, questa condizione crea una “ristrutturazione” dell’acqua che rende disponibile i suoi elettroni che servono a specifici fotorecettori (in particolare la citocromo c ossidasi nei mitocondri), stimolando una maggiore produzione di ATP, l’energia cellulare, e riducendo lo stress ossidativo. Il risultato è una rigenerazione dei tessuti in profondità e un’attenuazione dell’infiammazione. È un trattamento indolore e non invasivo: la luce a bassa intensità (LLLT Low Level Laser Therapy ) aiuta i muscoli in ipertono a recuperare le condizioni fisiologiche.
Questi processi sono mediati dall’acqua: per questo consigliamo una buona idratazione prima e dopo le sedute.
Total body: un effetto sistemico
La fotobiomodulazione total body non si limita a trattare una singola zona: espone l’intero corpo alle lunghezze d’onda terapeutiche. Questo crea un effetto sistemico, che lavora non solo sulla superficie ma sulla salute cellulare complessiva, sulla circolazione e sul metabolismo, a supporto del recupero fisico e mentale.
Le tre luci, tre profondità diverse
Il trattamento combina tre tipi di luce, ciascuno con una profondità di penetrazione e un campo d’azione diversi:
- Luce rossa — agisce in superficie, sulla pelle: stimola collagene ed elastina, migliora tono e texture cutanea e favorisce la rigenerazione e la guarigione dei tessuti superficiali.
- Luce infrarossa vicina (NIR) — è il “motore” del total body: penetra in profondità fino a muscoli, tendini e articolazioni, sostenendo il recupero muscolare, la microcircolazione e l’attenuazione di infiammazione e dolore.
- Luce blu — molto superficiale: ha un’azione antimicrobica utile per la pelle a tendenza acneica e contribuisce a regolare il ritmo sonno-veglia.
L’idrogeno molecolare, in sinergia
Alle sedute di “luce” associamo l’idrogeno molecolare, la molecola più piccola e leggera che esista: questo gli conferisce un’elevata biodisponibilità, cioè la capacità di raggiungere facilmente i tessuti. Agisce come antiossidante selettivo: non neutralizza tutti i radicali liberi (alcuni servono all’organismo), ma solo i più dannosi, trasformandoli in semplice acqua, senza effetti da sovradosaggio. Ha inoltre un’azione antinfiammatoria. In sinergia con la luce, contribuisce a sostenere l’equilibrio dell’organismo.
Quando la usiamo
In ambito clinico la utilizziamo soprattutto nei quadri di disfunzione ATM cronica, nel dolore cervico-facciale irradiato e a supporto della rieducazione neuromuscolare: la fotobiomodulazione prepara i tessuti, il biofeedback rieduca il comportamento. La utilizziamo anche sul dolore da compressione articolare, come quello dell’ernia del disco lombare, agendo sulla radice del nervo per rallentare il processo infiammatorio: spesso il paziente percepisce un miglioramento già dopo la prima o la seconda seduta. Come trattamento total body, invece, è un supporto al recupero e al benessere generale. In entrambi i casi vale la stessa regola: sempre dopo la diagnosi, sempre dentro un piano, mai come promessa miracolosa.
Il protocollo
Per percepire i benefici, di norma serve un ciclo: indicativamente 10 sedute, idealmente due alla settimana per cinque settimane. Ogni seduta dura circa un’ora (30 minuti per lato, prono e supino). Poiché più superficie corporea si espone alla luce, maggiore è il beneficio, si consiglia un abbigliamento minimo, come un costume, preferibilmente di colore chiaro.

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