«Non so più come chiudere i denti»: perché succede e cosa non fare

Cercare tutto il giorno la posizione giusta per chiudere la bocca non è ansia. È un inganno dei muscoli, e limare i denti lo peggiora.

Passi la giornata a cercare la posizione giusta per chiudere la bocca e non la trovi mai. Senti che un dente tocca prima degli altri. Hai già chiesto a qualcuno di limarlo, magari l’hanno fatto, e per qualche giorno è andata meglio, poi il fastidio si è spostato su un altro dente. Se ti riconosci in questa descrizione, questa pagina è scritta per te, e la prima cosa da dire è che non sei tu il problema.

La sensazione che i denti tocchino male

È un disturbo che chi non l’ha provato fatica a capire, perché dall’esterno non si vede niente. La bocca sembra normale, le radiografie non mostrano nulla di drammatico, i denti sono al loro posto. Eppure la sensazione di non riuscire a trovare pace è costante, e occupa una quantità di attenzione che chi sta bene non immagina.

Le persone che vivono questa condizione dedicano quantità enormi di tempo ed energia ad ascoltare il modo in cui i loro denti combaciano, alla ricerca di un comfort che ricordano e non ritrovano. Il Dr. Dus, in una vita di osservazione clinica, ha isolato e descritto questo quadro dandogli un nome preciso: la sindrome dei ricercatori dell’occlusione perduta.

Perché non è ansia: l’inganno dei muscoli

La risposta che quasi tutti ricevono è che si tratta di ansia, o di somatizzazione, o di eccessiva attenzione a se stessi. Non è così, e la spiegazione è meccanica.

Quando i muscoli della bocca e del collo sono stanchissimi e super-contratti, si comportano in modo anomalo: tirano la mandibola fuori asse. Il risultato è che il tuo cervello viene ingannato dai suoi stessi muscoli. Senti un contatto fastidioso non perché il dente abbia improvvisamente cambiato forma, ma perché il muscolo in spasmo sta spingendo la mandibola nel posto sbagliato.

C’è poi un secondo giro della spirale. L’ansia di trovare il contatto perfetto spinge a esplorare in continuazione: sfregare, far scivolare, battere leggermente i denti. Ogni esplorazione richiede che il collo e il dorso si irrigidiscano per tenere ferma la testa, e quell’irrigidimento aumenta la contrattura di partenza. Più cerchi, meno trovi, e più cerchi ancora.

Perché ci rifiutiamo di limare i denti naturali

In questa clinica c’è una regola che non ammette eccezioni: non limiamo i denti naturali per assecondare la sensazione di un contatto sbagliato. Nemmeno quando il paziente lo chiede, e lo chiede indicando con precisione il dente che secondo lui tocca prima.

Il motivo è che quel dente non è il colpevole. Il muscolo in spasmo ha spostato la mandibola, e in quella posizione anomala il primo contatto capita lì. Se limassimo quel dente oggi per darti un sollievo illusorio, domani il muscolo stanco cambierebbe ancora posizione e tu avresti un nuovo problema su un altro dente.

E lo smalto tolto non torna. Ogni ritocco è definitivo, mentre la causa che genera il sintomo resta esattamente dov’era.

Il ciclo infinito del molaggio selettivo

Il molaggio selettivo, cioè il ritocco mirato delle superfici dei denti per correggere i contatti, è una procedura che ha indicazioni legittime in altri contesti. Applicata a chi vive questo quadro, produce un ciclo che non si chiude mai.

Si lima il dente, arriva un sollievo di pochi giorni, i muscoli si riassestano in una posizione ancora diversa, compare un nuovo contatto fastidioso, si torna a limare. Ogni giro toglie smalto e aggiunge frustrazione, al paziente e al clinico. Dopo qualche anno la bocca è compromessa e il sintomo è identico a quello di partenza, se non peggiore.

C’è anche una regola diagnostica utile a riconoscere il quadro, ed è controintuitiva: meno si trovano alterazioni oggettive gravi, a fronte di un disagio riferito enorme, più è probabile che si tratti di questa condizione. Quando i due dati non tornano, il problema non è nei denti.

Come si oggettiva il problema

Proprio perché la sensazione soggettiva inganna, serve misurare. Non per dimostrare che il paziente si sbaglia, ma per capire cosa stanno realmente facendo i muscoli mentre lui prova quella sensazione.

Con l’elettromiografia di superficie appoggiamo piccoli sensori indolori sul viso e vediamo su uno schermo, insieme a te, quanto sono contratti e quanto sono asimmetrici i tuoi muscoli anche quando pensi di essere rilassato. Il metodo che usiamo non misura solo quanta forza fa un muscolo, ma con quanta efficienza la fa: è l’analisi delle frequenze sviluppata dal Dr. Dus con il Dr. Robert Grove dal 1993.

Con la pupillometria osserviamo le micro-reazioni della pupilla, che raccontano in tempo reale se il sistema nervoso è in stato di allarme o si sta calmando. È il modo più diretto per vedere se un cambiamento nella bocca sta producendo davvero un effetto sul resto.

Per chi ha passato anni a sentirsi dire che è tutto nella sua testa, vedere il proprio problema comparire su uno schermo è spesso la parte più importante della prima visita.

La soluzione: dispositivi removibili, non frese

L’obiettivo terapeutico, in questi casi, non è trovare il contatto perfetto: è alzare la soglia di adattamento, cioè restituire al sistema la capacità di tollerare piccole variazioni senza andare in allarme.

Si ottiene con dispositivi rigorosamente removibili, che coprono per intero le superfici di masticazione. Coprendole, azzerano il segnale falsato che i recettori stanno mandando al cervello e offrono una superficie neutra su cui i muscoli possono finalmente rilassarsi. È un intervento reversibile: se non funziona, si toglie e nulla è stato perso. Il contrario esatto della fresa.

Il percorso richiede tempo e controlli ravvicinati, perché man mano che i muscoli mollano la mandibola cambia posizione e il dispositivo va seguito in questa trasformazione. Ma è l’unica strada che non lascia danni dietro di sé. Trovi il quadro completo nella pagina sul bruxismo, e i dettagli costruttivi in quella sulla placca di Michigan.

Se stai cercando da tempo la tua chiusura e nessuno ti ha ancora spiegato perché non la trovi, prenota una prima visita: prima di toccare qualsiasi dente, misuriamo.

Il Dr. Ivan Dus della Holistic Dental Clinic di Prata di Pordenone
Ivan Dus

Il Dr. Ivan Dus (MD, PhD, DDS) è medico chirurgo, odontoiatra e specialista in gnatologia. Da oltre 40 anni si occupa di disfunzioni dell'articolazione temporo-mandibolare, bruxismo, cefalee e dolore cranio-cervico-facciale cronico. Fondatore della Holistic Dental Clinic di Prata di Pordenone, è stato tra i primi al mondo a introdurre la radiologia volumetrica cone beam in odontoiatria (1999).

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