Placca di Michigan e placca di svincolo: cosa sono e in cosa differiscono

Placca di Michigan, placca di svincolo, bite: nomi diversi per dispositivi diversi. Come sono fatti, perché vanno sull'arcata superiore e perché devono essere rigidi.

Placca di Michigan, placca di svincolo, bite gnatologico, bite notturno. Sono nomi che circolano come se fossero sinonimi, e non lo sono. Dietro a ciascuno c’è una scelta costruttiva precisa, e sbagliarla non significa avere un dispositivo un po’ meno efficace: significa averne uno che può fare danno.

Perché “bite” è una parola che confonde

Il termine “bite” è entrato nell’uso comune fino a coprire cose profondamente diverse fra loro: il pezzetto di plastica preformata che si compra in farmacia, lo scudo rigido costruito su misura in laboratorio, il dispositivo che rialza la masticazione. Nella pratica clinica servono a scopi opposti e si costruiscono con criteri opposti.

La distinzione che conta davvero è una sola, e non riguarda il nome: riguarda su quale arcata va il dispositivo e a cosa serve. Un dispositivo di protezione va sull’arcata superiore e difende. Un dispositivo di ricostruzione va sull’arcata inferiore e riabilita. Questa pagina parla del primo.

Che cos’è la placca di Michigan

La «placca di Michigan» deve il suo nome a un gruppo di dentisti americani, il gruppo di Michigan, che aveva chiamato così la propria placca. Nella sostanza è un bite superiore di protezione, del tutto simile a quelli che realizziamo anche noi: una placca sull’arcata superiore che protegge i denti e interrompe la parafunzione. Il nome ha fatto il giro del mondo, ma non indica una tecnica speciale o un dispositivo diverso. Indica chi l’ha proposto.

Aggiungo una nota personale. In quarantacinque anni ho messo a punto diverse cose, compreso il modo in cui rilevo la posizione mandibolare, che ho insegnato anche nel centro di Peter Dawson in Florida. Dawson, mi disse, cominciò a usarla anche lui. Non ho mai messo il mio nome su nessuna di queste. I nomi propri, in medicina, servono a chi li mette; al paziente serve capire cosa fa un dispositivo e perché.

Placca di Michigan e placca di svincolo: che differenza c’è

La confusione nasce quasi sempre dal mescolare due famiglie di dispositivi che hanno scopi opposti. Le placche di protezione servono a proteggere i denti e a interrompere una parafunzione, e vanno sull’arcata superiore. Le placche funzionali hanno un altro scopo: restituire una funzione masticatoria che il paziente ha perso, e vanno sull’arcata inferiore, perché è la mandibola che si muove ed è lì che la funzione va ricostruita. Il concetto cambia completamente.

La placca di Michigan appartiene alla prima famiglia. «Placca di svincolo» e «bite gnatologico» sono termini che si trovano ovunque e vengono usati per tutto, spesso per la stessa cosa e a volte per cose diverse. Per capire di cosa si sta parlando la domanda giusta non è il nome, ma: questa placca protegge o ricostruisce una funzione? Su quale arcata va? Molti colleghi la fanno sopra o sotto perché l’hanno vista fare così, senza aver capito il perché. È da lì che nasce la confusione del paziente.

Placca di Michigan: perché va sull’arcata superiore

Un dispositivo di protezione deve stare sui denti di sopra. Non è una preferenza, è una conseguenza di come è fatta la testa.

L’arcata superiore fa parte del cranio: è fissa, saldata, immobile. La mandibola invece è mobile, ed è l’unica articolazione doppia del corpo che deve muoversi in modo coordinato da entrambi i lati. Se pensi al dispositivo come a una pista di atterraggio e alla mandibola come all’aereo che deve atterrarci sopra, capisci subito il problema: la pista deve stare ferma. Costruire la placca sull’arcata inferiore significa far atterrare l’aereo su una portaerei in mare mosso.

Perché deve essere rigida e liscia come una pista di pattinaggio

Due caratteristiche non sono negoziabili.

Rigidità assoluta. Il materiale deve essere indeformabile. I cosiddetti bite morbidi, in resina elastica o silicone, sono un errore grave: quando i denti affondano in un materiale gommoso, il cervello registra qualcosa di masticabile e attiva un riflesso che spinge a stringere ancora di più. Ne parliamo in dettaglio nella pagina sui bite da farmacia.

Superficie liscia e piana. La faccia del dispositivo che tocca i denti di sotto deve essere perfettamente liscia, senza incastri e senza cuspidi. Deve funzionare come una pista di pattinaggio, permettendo alla mandibola di scivolare liberamente e di tracciare i suoi percorsi senza mai trovare ostacoli. Se il dispositivo incastra la mandibola in una posizione, i muscoli la combattono, e il rimedio diventa il problema. Nei controlli periodici il clinico intercetta le piste che il paziente ha scavato con il proprio digrignamento e ri-leviga la superficie: è un dispositivo vivo, non un oggetto che si consegna e si dimentica.

Perché gli incisivi e i canini non devono toccare

Sembra un dettaglio da laboratorio, ed è invece uno dei punti in cui si decide se un dispositivo funziona o fa danno.

I contatti devono essere solidi e simultanei sui molari, e alleggerirsi progressivamente andando in avanti. I denti anteriori inferiori, incisivi e canini, non devono mai toccare la placca, né a bocca ferma né durante i movimenti laterali. Un contatto davanti fa perdere immediatamente la stabilizzazione dietro: i muscoli temporali vanno in spasmo e sull’articolazione si crea una leva dannosa, esattamente l’opposto di quello che il dispositivo dovrebbe ottenere.

Vale lo stesso per la ritenzione. Il dispositivo deve stare in bocca senza stringere: ganci finemente regolati che impediscano soltanto la caduta. Qualsiasi pressione che dia senso di costrizione viene letta dal corpo come un corpo estraneo, e la risposta è di nuovo tensione.

Perché serve una diagnosi prima del dispositivo

Una placca di protezione è un dispositivo eccellente per lo scopo che ha: difendere lo smalto, le protesi e l’articolazione dai sovraccarichi del bruxismo. Non è però un dispositivo che corregge: non recupera l’altezza persa e non cambia stabilmente la postura della mandibola. Se la bocca è collassata per usura o denti mancanti, serve un’altra strada, che parte dall’arcata inferiore.

Per capire quale delle due serve non ci si affida all’impressione. Con l’elettromiografia di superficie misuriamo quanto lavorano e quanto sono efficienti i tuoi muscoli, e con la pupillometria verifichiamo come risponde il sistema nervoso. Solo dopo si decide che dispositivo costruire.

Se ti hanno proposto un bite e vuoi capire se è quello giusto per te, prenota una prima visita: misuriamo prima, costruiamo dopo.

Domande frequenti

La placca di Michigan e la placca di svincolo sono la stessa cosa?

La placca di Michigan è una placca di protezione, superiore. «Placca di svincolo» è un termine generico che viene usato per dispositivi diversi. La distinzione utile è un’altra: protezione, sopra; ricostruzione della funzione, sotto.

Perché la placca di protezione va sopra?

Perché il mascellare superiore è fisso e la mandibola si muove. Una placca di protezione sulla mandibola diventa un punto su cui chi serra cerca dei fulcri, e i fulcri creano problemi.

Il Dr. Ivan Dus della Holistic Dental Clinic di Prata di Pordenone
Ivan Dus

Il Dr. Ivan Dus (MD, PhD, DDS) è medico chirurgo, odontoiatra e specialista in gnatologia. Da oltre 40 anni si occupa di disfunzioni dell'articolazione temporo-mandibolare, bruxismo, cefalee e dolore cranio-cervico-facciale cronico. Fondatore della Holistic Dental Clinic di Prata di Pordenone, è stato tra i primi al mondo a introdurre la radiologia volumetrica cone beam in odontoiatria (1999).

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