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Acufeni: cause, sintomi e rimedi. Quando «non c’è niente da fare» non è la risposta giusta.

Un ronzio, un fischio, un fruscìo che non se ne va. Spesso ci si sente dire che bisogna conviverci. Ma l’acufene è un sintomo con più cause possibili: trovarne l’origine richiede un metodo, non una resa.

L’acufene non ha una causa: ne ha più d’una

L’acufene è un sintomo multidisciplinare: può nascere da un problema dell’orecchio interno, ma anche dai muscoli e dall’articolazione della mandibola, dalla postura, dallo stress. Per questo affrontarlo richiede un metodo diagnostico a eliminazione progressiva: si escludono le cause una a una, con criteri verificabili, finché non resta quella che regge.

Il primo livello che valutiamo è quello muscolare e occlusale: quando la masticazione genera tensioni anomale sui muscoli di testa e collo, come nella disfunzione dell’ATM, queste possono ripercuotersi sull’apparato uditivo. Intervenire su questa componente, quando presente, può ridurre o eliminare l’acufene. Se non cambia nulla, abbiamo comunque escluso una causa e si procede oltre.

Fischio, ronzio o orecchio ovattato: non sono lo stesso disturbo

Chi convive con un acufene lo descrive in modi diversi: un fischio acuto, un ronzio continuo, un fruscìo, oppure la sensazione di orecchio tappato. Non sono sfumature dello stesso fenomeno: nascono da meccanismi distinti, e distinguerli è il primo passo per capire come intervenire.

Il fischio, o il ronzio, è un fenomeno elettrico e neurologico. Con il tempo o per microtraumi, alcune cellule ciliate della coclea (quelle che leggono le frequenze più alte) possono degenerare. Il nervo che le collegava al cervello resta però attivo: non ricevendo più segnale, il cervello «alza il volume» e genera da sé una scarica continua, che interpreta come un suono. È lo stesso principio dell’arto fantasma negli amputati, applicato all’udito: per questo l’acufene ha quasi sempre toni alti. Quando al fischio si accompagna un calo dell’udito, vale la pena approfondire il tema dell’ipoacusia.

L’orecchio ovattato, invece, non nasce dallo stesso meccanismo: è un fenomeno più meccanico, legato alla bocca e all’articolazione temporo-mandibolare. Lo vediamo nel dettaglio nelle domande qui sotto.

Quando l’acufene riguarda la mandibola

Ci sono segnali che orientano verso una componente gnatologica dell’acufene, e che vale la pena valutare:

  • L’acufene si accompagna a dolore o tensione alla mandibola, click o senso di ovattamento
  • Cambia o si accentua mordendo, masticando o serrando i denti
  • Convive con mal di testa ricorrenti, tensioni cervicali, bruxismo
  • Gli esami audiologici non hanno trovato una causa chiara

Alcune forme meritano una pagina a parte, e le abbiamo approfondite una per una: il fischio all’orecchio destro o sinistro, l’acufene pulsante — il battito che va a tempo con il cuore — e il legame tra acufene, mandibola e cervicale.

Il fattore tempo

Quanto più a lungo l’acufene è presente, tanto più le connessioni neurali che lo sostengono si consolidano e diventano difficili da rieducare. Intervenire presto non è un consiglio generico: è la differenza tra un problema reversibile e uno cronico. Per questo, anche solo per escludere la componente gnatologica, vale la pena farlo per tempo.

Domande frequenti sugli acufeni

Acufene: ansia e stress quanto contano?

Spesso ci si sente dire che l’acufene è «solo stress». Nella nostra esperienza la realtà è più articolata: ansia e acufene si alimentano a vicenda. Quando la masticazione è in sovraccarico, il nervo trigemino resta in allarme ed è collegato al Locus Coeruleus, il nucleo cerebrale che regola il sistema nervoso autonomo. Un trigemino costantemente sollecitato può mantenere alti stress, tachicardia e tensione: in molti casi l’ansia è una conseguenza del disturbo, non la sua unica origine. Per questo, accanto alla riabilitazione della bocca, esistono percorsi come la Tinnitus Retraining Therapy che aiutano a riportare il suono a un rumore di fondo più tollerabile.

Come si cura l’acufene? Esistono rimedi immediati?

Meglio essere onesti: non esistono rimedi immediati o «della nonna» che spengano un acufene, e nessun apparecchio da solo risolve il problema se non se ne affronta la causa. Il nostro percorso parte dal riabilitare il sistema neuro-stomatognatico: ridare supporto masticatorio posteriore, recuperare l’equilibrio muscolare, rieducare lingua e deglutizione, sciogliere le tensioni cervicali. È la prima e più naturale forma di neuromodulazione del trigemino. Su questa base possono poi risultare efficaci le terapie sonore validate dalla letteratura (inibizione laterale, TRT, neuromodulazione bimodale). Non possiamo far tornare le cellule uditive già perdute, ma in molti casi si riesce a ridurre il fischio fino a renderlo tollerabile o a silenziarlo nel tempo.

Acufene monolaterale: sentirlo in un solo orecchio (destro o sinistro) è più grave?

Che l’acufene si presenti in un solo orecchio o in entrambi non ne cambia l’origine. Anche quando è bilaterale, del resto, non è mai identico nei due lati: l’orecchio destro e il sinistro sono due sistemi distinti, quindi è normale che il disturbo sia asimmetrico o prevalga da un lato. L’unica eccezione è l’acufene pulsante, che può avere un’origine diversa, di tipo vascolare: in quel caso valgono le indicazioni della domanda successiva.

L’acufene pulsante (a battito) rientra in questo quadro?

Solo in parte, ed è bene distinguerlo. L’acufene pulsante, percepito come un battito ritmico e spesso in un solo orecchio, tende ad andare e venire e non si cronicizza come gli altri. Spesso è legato a un fattore cardiovascolare, in particolare a una condizione di ipertensione arteriosa: per questo, quando l’acufene è pulsante, la prima cosa da fare è controllare l’aspetto cardiovascolare e la pressione. Anche in questo caso, però, una compressione dell’articolazione temporo-mandibolare può aggravare il sintomo: la componente neuro-stomatognatica non ne è l’origine, ma può peggiorarlo.

Perché sento l’orecchio ovattato o tappato?

La sensazione di orecchio tappato non è il fischio, ed è bene non confonderli. Nasce nell’orecchio medio ed è di tipo meccanico: il nervo trigemino comanda il muscolo tensore del timpano e, quando la masticazione perde stabilità, lo manda in spasmo. Il timpano si irrigidisce e perde elasticità, dando quel senso di orecchio pieno. Essendo legato alla bocca e all’articolazione, è la componente su cui la riabilitazione neuro-stomatognatica può agire in modo più diretto.

Convivi con un ronzio che nessuno ti ha saputo spiegare?

Una valutazione può dirti se la mandibola c’entra. In caso contrario, bisogna escluderlo con certezza.