I denti consumati vengono quasi sempre trattati come un problema estetico o come un danno da riparare dente per dente. Sono un’altra cosa: sono il segno che la bocca ha perso altezza. E quando una bocca perde altezza, a pagarne il prezzo non sono i denti, ma i muscoli, l’articolazione e il collo.
La bocca come una casa: i molari sono le fondamenta
Immagina la tua bocca come una casa. I denti posteriori, molari e premolari, sono le fondamenta: sostengono il peso di tutto il sistema masticatorio. Sono loro a decidere a che altezza si ferma la mandibola quando chiudi la bocca, e quindi a decidere in che posizione lavorano i muscoli.
Gli incisivi davanti hanno un altro compito, più fine, di guida e di taglio. Non sono fatti per reggere carichi. È una distinzione che sembra un dettaglio anatomico e invece spiega quasi tutto quello che viene dopo.
Cosa succede quando il pavimento sprofonda
Cosa succede se queste fondamenta si consumano a causa del digrignamento, o se perdi dei denti e non li rimpiazzi? Il pavimento della casa sprofonda.
Non serve che accada tutto in una volta. L’usura è lenta, spesso di frazioni di millimetro all’anno, e proprio per questo passa inosservata: nessuno si sveglia una mattina accorgendosi che la bocca si è abbassata. Ma il sistema muscolare, che lavora su margini molto stretti, quella differenza la registra tutta.
Perché i muscoli vanno in spasmo
Un muscolo ha una lunghezza in cui rende al massimo con il minimo sforzo. Allungalo troppo o accorcialo troppo, e la stessa forza gli costerà molto di più.
Quando la bocca perde altezza, i muscoli della masticazione sono costretti a chiudersi più del dovuto e finiscono a lavorare in una posizione innaturale. Fanno una fatica tremenda per ottenere lo stesso risultato, si affaticano prima, accumulano scorie, si infiammano e vanno in spasmo. È il crampo che senti al risveglio, o la tensione sorda che ti accompagna tutto il giorno sotto gli zigomi.
Il collo e le spalle che rubano il lavoro
Qui arriva il passaggio che quasi nessuno racconta al paziente, ed è quello che spiega perché un problema di denti diventa un problema di cervicale.
Per tenere in equilibrio la testa nonostante il crollo, il corpo è costretto a chiedere aiuto altrove. Ruba energia e stabilità ai muscoli del collo e delle spalle, che si trovano a fare un lavoro che non è il loro, in aggiunta al proprio. È un prestito che non viene mai restituito: quei muscoli restano contratti giorno e notte.
Ecco perché il mal di cervicale che non passa, il dolore alle spalle e la cefalea al mattino molto spesso nascono da una bocca che ha perso la sua altezza e il suo equilibrio. E anche perché trattarli solo con farmaci, massaggi o fisioterapia porta un sollievo che dura poco: la causa continua a lavorare a monte.
Alzare il pavimento, mai abbassare il soffitto
Davanti a una bocca che ha perso altezza, l’istinto di molti è quello di recuperare spazio limando i denti dell’arcata superiore. È l’errore più diffuso e il più costoso, perché è irreversibile: lo smalto tolto non torna.
La regola è l’opposto: per restituire spazio al sistema bisogna alzare il pavimento, mai abbassare il soffitto. Qualsiasi riabilitazione che voglia recuperare l’altezza persa deve partire dall’arcata inferiore, che viene rialzata fino a riportare il piano della masticazione dove dovrebbe stare.
Di quanto vada rialzata non è una questione di intuito o di occhio clinico. Si misura, con una radiografia laterale del cranio e con l’analisi cefalometrica funzionale della scuola di Rudolf Slavicek, di cui il Dr. Dus è stato allievo. C’è un punto di riferimento anatomico preciso rispetto al quale il piano masticatorio deve stare, e da lì si calcolano i millimetri.
Come si ricostruisce: il ricostruttore inferiore
Lo strumento con cui si restituisce l’altezza persa si chiama overlay, e noi lo chiamiamo ricostruttore. È una vera e propria dentatura removibile, la più estetica possibile, che si mette sui denti di sotto.
Non si limita a proteggere come farebbe un bite: rialza la masticazione, ridà il giusto spazio all’articolazione e rimette i muscoli nella loro posizione di massima forza e minor fatica. Funziona come una fisioterapia, e come una fisioterapia richiede tempo e presenza.
Va portato 24 ore su 24, anche per mangiare, e va ritoccato spesso. Nelle settimane successive i muscoli, finalmente liberi dalla tensione, si rilassano e cambiano posizione: la mandibola rivela poco per volta la sua vera postura, e il dispositivo va seguito fedelmente in questa trasformazione. Le prime settimane sono strane, un po’ come quando si mette un plantare ortopedico nuovo.
Quando i dolori sono risolti e il sistema è stabile, si decide insieme se mantenere così o trasformare il lavoro nei denti definitivi. In quel caso c’è una scelta di materiali che conta più di quanto sembri: la zirconia, che oggi va di moda, è dura come la pietra e scarica ogni colpo della masticazione sull’osso e sull’articolazione. Noi usiamo ceramiche ibride e resine ad alta tecnologia, che flettono microscopicamente e si comportano come ammortizzatori, esattamente come fa un dente naturale.
Se hai i denti visibilmente consumati, o se il dentista te l’ha fatto notare, prenota una prima visita: prima di ricostruire qualcosa bisogna misurare quanto è stato perso.