“Sentire meno” non racconta tutta la storia. L’audiogramma racconta la storia del tuo udito: sai come leggerlo?
La presbiacusia comincia dalle frequenze alte
L’ipoacusia legata all’età — la presbiacusia — non è una perdita uniforme. Inizia sempre dalle frequenze alte, quelle tra 4.000 e 20.000 Hz. Questo perché le cellule ciliate che coprono le frequenze acute sono le più esposte e le prime a deteriorarsi.
Un audiogramma normale mostra una curva piatta fino a circa 4.000 Hz, poi un calo progressivo. È la firma del deterioramento età-correlato. Più il calo è ripido e precoce, più l’esposizione acustica nel corso della vita è stata intensa.
Perché gli uomini perdono l’udito prima delle donne
La statistica è chiara: gli uomini portano più apparecchi acustici. Le ragioni sono molteplici — maggiore esposizione storica ad ambienti rumorosi, differenze ormonali che influenzano la protezione delle cellule ciliate, fattori cardiovascolari. Non è una questione di biologia in senso stretto, ma di esposizione cumulativa e di protezione fisiologica nel tempo.
Il rumore di fondo non è solo fastidioso: è un sintomo neurologico
Quando le cellule ciliate muoiono, il nervo a cui erano collegate non si spegne: si riorganizza, collegandosi a una cellula con una frequenza diversa. Il cervello inizia quindi a ricevere segnali “spuri” — frequenze fuori fase, input che non corrispondono alla realtà acustica esterna.
Il risultato non è assenza di suono. È sovraffollamento: troppe frequenze disallineate che rendono impossibile isolare il segnale utile dal rumore di fondo.
Questo è il motivo per cui molte persone con ipoacusia o acufene non dicono “non sento” ma “non capisco quello che sento”. Il volume c’è. Manca la chiarezza. La frammentazione spettrale — cioè la capacità del sistema uditivo di separare i fonemi e renderli intelligibili — è compromessa a livello neurologico, non solo meccanico.
La differenza tra “non sento” e “non capisco cosa sento” non è una sfumatura soggettiva. È una distinzione diagnostica che cambia completamente il percorso di trattamento — a partire dall’esclusione, nell’ordine giusto, delle cause muscolari e occlusali legate alla disfunzione dell’ATM.
Se al calo uditivo si accompagna un ronzio, vale la pena approfondire il tema degli acufeni e della loro possibile origine gnatologica.
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