Un dente devitalizzato dovrebbe essere un capitolo chiuso. A volte non lo è: il dolore ritorna, una fistola compare, una radiografia di controllo mostra una lesione che non guarisce. È il momento in cui si parla di ritrattamento canalare — rifare la cura dei canali radicolari di un dente già trattato.
Perché una devitalizzazione può fallire
Il sistema canalare di un dente è più complesso di quanto sembri: canali stretti, curvi, ramificazioni laterali che la strumentazione meccanica tradizionale non riesce a raggiungere. Se in quegli spazi rimangono batteri o tessuto infetto, l’infezione può riaccendersi anche a distanza di anni. Non è (sempre) colpa di chi ha fatto la prima cura: è un limite degli strumenti.
Come cambia il risultato con microscopio e laser
Nel nostro centro il ritrattamento si esegue con microscopio operatorio — per vedere ciò che a occhio nudo non si vede — e con il laser Er:YAG con tecnologie SSP (onde fotoacustiche che detergono in profondità senza riscaldare i tessuti) e SWEEPS® (onde d’urto controllate che raggiungono anche i canali stretti e complessi). Con il Resonant R-SWEEPS® la clinica è tra le poche a offrire l’evoluzione più recente di questa metodica.
Il risultato è una pulizia completa del sistema canalare, un miglior controllo dell’infezione e una maggiore predicibilità a lungo termine — che è esattamente ciò che serve quando un dente ha già avuto una possibilità e la si vuole sfruttare fino in fondo.
Vale la pena salvare il dente?
Quasi sempre sì, quando le condizioni lo permettono: ciò che madre natura crea è molto difficile da sostituire con mezzi artificiali. La valutazione si fa caso per caso, con la CBCT 3D per vedere la lesione e l’anatomia reale delle radici, e una stima onesta delle probabilità di successo — anche quando la risposta onesta è che il dente non è recuperabile.
Approfondisci: la pagina Endodonzia e l’approccio conservativo della clinica.