Dolore orofacciale è il termine medico per il dolore che interessa il viso, la bocca, la mandibola e le aree circostanti — tempie, zona davanti all’orecchio, base della testa. È un termine che usano i medici di base quando cercano dove indirizzare un paziente, e i pazienti già informati che hanno capito che il loro problema non è “solo un dente”.
Acuto o cronico: la distinzione che cambia tutto
Il dolore acuto ha quasi sempre una causa identificabile — una carie profonda, un’infezione, un trauma — risponde ai farmaci e dura poco. Il dolore orofacciale cronico è un’altra cosa: insorge in modo subdolo, peggiora nel tempo, smette di rispondere agli antidolorifici e si intreccia con stress e ansia fino a confondere il quadro iniziale. Si definisce cronicizzato quando dura da più di 6 mesi.
Da dove può venire
- Da una disfunzione dell’articolazione temporo-mandibolare in sovraccarico
- Dai muscoli masticatori in ipertono: cattiva microcircolazione, scarsa ossigenazione, liberazione di sostanze dolorifiche e, nel tempo, microfibrosi
- Da serramento e digrignamento legati allo stress
- Da abitudini occupazionali e posturali scorrette, dal modo di lavorare al modo di dormire
Quasi mai da una causa sola: per questo gli accertamenti settoriali — la panoramica dal dentista, la visita dall’otorino, la risonanza dal neurologo — spesso risultano “negativi” pur in presenza di un dolore reale.
A chi rivolgersi
Al medico che valuta l’intero sistema: il gnatologo. La visita gnatologica raccoglie la storia clinica nel dettaglio e definisce gli esami oggettivi — CBCT 3D per l’articolazione, elettromiografia di superficie per i muscoli, valutazione posturale — per arrivare a evidenze oggettive del problema. Da lì, un piano che tratta la causa: rieducazione neuromuscolare, riequilibrio occlusale, lavoro sulle abitudini.
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