Dolore cronico senza diagnosi: cosa fare

Bite, fisioterapia, farmaci, esami su esami — e ancora nessuna risposta. Quando un dolore cronico non trova una diagnosi e ti senti dire che «devi conviverci», spesso non è la fine del percorso: è il punto da cui ripartire.

Perché certi dolori sfuggono alla diagnosi

Il dolore cronico di origine disfunzionale è, per sua natura, difficile da inquadrare: ha un’insorgenza subdola, col tempo smette di rispondere ai farmaci e si intreccia con ansia e stress fino a confondere il quadro iniziale. Non è che “non si vede”: è che va ricostruito, perché causa e sintomo possono trovarsi a distanza.

«È solo stress» non è una diagnosi

Molti pazienti complessi arrivano dopo anni di tentativi, etichettati come “difficili” o sentendosi dire che il dolore “ce l’hanno in testa”. Se ti riconosci, vale la pena saperlo: non sei solo e non sei sbagliato. Il dolore è reale; quello che manca, spesso, è una lettura che metta in fila la tua storia.

Da dove si riparte

Si riparte dall’ascolto: la storia clinica nel dettaglio, la ricostruzione della catena causa-effetto, tecnologie diagnostiche mai standardizzate e un percorso costruito sulla tua complessità — dove diventi soggetto attivo del trattamento, non oggetto. È il principio del biofeedback dinamico.


Approfondisci la pagina Casi complessi.

Il Dr. Ivan Dus della Holistic Dental Clinic di Prata di Pordenone
Ivan Dus

Il Dr. Ivan Dus (MD, PhD, DDS) è medico chirurgo, odontoiatra e specialista in gnatologia. Da oltre 40 anni si occupa di disfunzioni dell'articolazione temporo-mandibolare, bruxismo, cefalee e dolore cranio-cervico-facciale cronico. Fondatore della Holistic Dental Clinic di Prata di Pordenone, è stato tra i primi al mondo a introdurre la radiologia volumetrica cone beam in odontoiatria (1999).

Articoli: 22